Nuova pubblicazione “La città storica da un punto di vista di genere”, Ordine degli Architetti di Roma

Convegno

13 settembre 2017 ore 9.30 > 13.0Casa dell’Architettura Piazza M. Fanti 47, Roma

ore 9.30 Registrazione / Check-in partecipanti

ore 10.00 Apertura:  arch. Virginia Rossini Presidente Dipartimento Beni Culturali OAR

  • Introduzione e coordinamento: prof. arch. Elena Mortola Delegata al Laboratorio Permanente di Progettazione Partecipata
  • Presentazione della pubblicazione: arch. Luisa Chiumenti prof.ssa Rossella Poce Curatrici
  • Il metodo di Progettazione Partecipata: prof. ing. Alessandro Giangrande Esperto per la metodologia del Laboratorio Permanente

I gruppi operativi

prof. arch. Renata Bizzotto prof. arch. Lucia Martincigh arch. Paola Rosati Coordinatrici gruppi di lavoro

  • ore 12.00 Tavola Rotonda 
  • – on. Sabina Alfonsi Presidente I Municipio Roma Capitale
    – on. Tatiana Campione già Assessore LLPP I Municipio
    – arch. Paola Rossi Libera professionista
    – prof. arch. Guendalina Salimei Docente Sapienza Università di Roma
    – arch. Melania Cavelli Esperta Regione Campania

ore 12.45 Interazione partecipanti

ore 13.00 Registrazione / Check-out partecipanti

Casa dell’Architettura Piazza M. Fanti, 47 Roma | t.+39 06 97.60.45.60 | f.+39 06 97.60.45.61 | ordine.architettiroma.it

INTRODUZIONE

La Città Storica
da un punto di vista di genere

L’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia, il più grande d’Europa, nelle sue articolate attività, ha sempre posto grande interesse riguardo il tema della città in tutte le sue declinazioni. Per la prima volta nella storia dell’umanità, la popolazione urbana ha superato quella rurale. Tale situazione necessita di un’attenzione opportuna a comprenderne le speci che dinamiche e problematiche. Svariate, infatti, sono le criticità che tale primato comporta, in particolare riguardo la vivibilità e sostenibilità di impianti urbani costituiti da una strati cazione di epoche storiche, che, nel loro insieme, offrono l’identità di un territorio. La dif cile complessità della relativa piani cazione e progettazione è rappresentata, quindi, dal sapere coniugare il preesistente, ed il suo riuso, con l’adattamento alle nuove esigenze sociali, per rendere sostenibile il vivere quotidiano presente.

Da svariati anni, come si evince dai risultati degli innumerevoli summit mondiali sull’ambiente, è noto come le città siano le prime fonti d’inquinamento del pianeta. Già dagli anni novanta dello scorso secolo, si è evidenziata la pericolosità proprio dell’inquinamento come prima causa mondiale di decessi, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità propose allora il “Progetto città sane”, indicando il risanamento delle città come il maggiore antitodo e rimedio per la sostenibilità ambientale del pianeta. La carta di Alborg del 1994 recitava, infatti, che “migliorare la qualità dell’ambiente urbani consentirebbe di migliorare il livello di salute umana ed ecosistemica”, e promuoveva “la conservazione della biodiversità, della salute umana e della qualità dell’atmosfera, dell’acqua e dei suoli a livelli suf cienti a sostenere nel tempo la vita e il benessere degli esseri umani nonché degli animali e dei vegetali”.

Le città no ad oggi sono in gran parte cresciute in modo incontrollato, squilibrando la struttura urbana, ma anche territoriale in generale. Basti pensare allo snaturamento di parte dei nostri centri storici, tra i più belli e ricchi di beni culturali al mondo, tramutati in agglomerati “pseudourbani”, e del proliferare disordinato e/o abusivo di edi cati spesso senza qualità e storia nelle aree periferiche urbane.

La trasformazione territoriale si basa sulla organizzazione economica di quel territorio, caratterizzata in occidente, in gran parte dal sistema capitalistico incentrato sulla produzione, trasporto e commercio di merci. Il risultato della piani cazione e gestione dei territori nasce quindi da tale origine, che genera un tipo di società e di vivibilità, che, attualmente, è in grande crisi, prodotta e, al contempo, alimentata da un sempre più crescente degrado ambientale e sociale, accompagnato dal rischio di derive discriminatorie, svalutanti i principi e valori di democrazia, solidarietà e pari opportunità. Pertanto, l’inquinamento si può dire sia strettamente collegato all’uso del territorio e della sua produzione. Inoltre, la crisi energetica, già avanzata e denunciata da molto tempo dai summit mondiali sull’ambiente e dagli scienziati di tutto il mondo, ha messo in evidenza come l’umanità debba affrettarsi a trovare soluzioni alternative alla piani cazione e gestione dei territori rispetto a quelle nora realizzate.

Questa condizione attuale di forte degrado ambientale, ormai globalizzato, ha fatto assumere consapevolezza sulla importanza e priorità della protezione, salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente, richiesta pressantemente dai cittadini e sulla necessità di adottare nuovi modi di governare e piani care il territorio, come condizioni imprescindibili per determinare lo sviluppo sostenibile.

Piani care un territorio presuppone de nire una visione di vita sociale, che possa incentrarsi sul rispetto delle differenze, su ideali di sostenibilità urbana basati su diritti civili quali case, servizi, accessibilità, sicurezza. Considerare le città come “ecosistemi urbani”, per risanare l’ambiente dall’inquinamento dallo squilibrio ecologico determinato dai grandi insediamenti industriali ed urbani. Tale piani cazione non può prescindere da un modello economico nuovo, che valorizzi e privilegi la qualità della produzione, utilizzando criteri di sostenibilità ambientale, rispetto all’imperante principio della quantità. In particolare, si pensi all’efficacia rivoluzionaria che potrebbe avere un indirizzo vers6o un benessere ed un nuovo modello di prosperità, che promuova un’economia che salvaguardi i sistemi produttivi locali, lavorando per un loro uso razionale, che privilegi la qualità alla quantità, la cooperazione in luogo della competizione sfrenata, le reti di piccoli e medi produttori, incentivando la produzione di prodotti e servizi a basso impatto ambientale e a basso consumo energetico. Il dibattito urbanistico-architettonico, quindi, dovrebbe essere partecipato ed in sinergia con quello politico-economico, per creare modelli di città e di vita, non solo produttivi per il sistema, ma rispondenti ai bisogni e desideri della popolazione.

Si sta lentamente assistendo, conseguentemente, all’evoluzione della loso a e della cultura gestionale e piani catoria del territorio, dove la partecipazione dei cittadini, ed il prescindere da discriminazioni di genere e culture costituiscono gli aspetti più innovativi e signi cativi.
Contemporaneamente, si fa sempre più forte la domanda di riconversione verso la sostenibilità delle politiche locali, rispetto a quelle globali, ancor più ora, che, dopo il referendum costituzionale del 2016, è rimasto in vigore il Titolo V della Costituzione, che rimarca il decentramento burocratico di competenze, determinando maggior valore e potere a quelle realtà territoriali più vicine ai cittadini. Lo scenario urbano risulta sempre più insostenibile, disaggregazione e violenza stanno sempre più rendendo dif cile il vivere gli spazi pubblici, specie a danno di coloro che li vivono maggiormente, come donne, anziani e bambini, che sono quotidianamente ostacolati dall’impostazione territoriale non a loro dimensione. Si pensi infatti alle dif coltà che si incontrano nella conciliazione tra vita familiare e lavorativa in assenza di una rete ef cace ed ef ciente di servizi a supporto, oltre ad una quotidianità urbana, caratterizzata da tempi, orari e mobilità insostenibili, spesso inconciliabili con le necessità dei cittadini.

Nella piani cazione urbana, quindi, sarebbe determinante considerare i bisogni delle persone nel loro quotidiano, differenziato a seconda se sia vissuto da uomini, donne, anziani, bambini, giovani, disabili, immigrati, ecc. , al ne di migliorare la qualità della vita delle persone, della vivibilità urbana, e trarre, di ri esso, maggiori vantaggi economici nell’ambito dell’amministrazione della città. Importante sarebbe realizzare una piani cazione che possa valorizzare il territorio, salvaguardandolo nei suoi valori, accrescendo la cultura della comunità locale, e della sua identità, conoscendo e incentrando quella attuale sulle speci che peculiarità territoriali passate e presenti per piani care quelle future. Auspicabile sarebbe, quindi, un percorso di cittadinanza attiva locale, coadiuvata da una rete di professionalità atte a tradurre, ciascuna per la propria competenza, i desideri di uno sviluppo locale sostenibile, nel rispetto della natura dello speci co territorio, incentrando tale crescita sulle sue peculiarità speci che ed accrescendo il senso civico sociale tra generazioni. Piani care in modo partecipato produrrebbe non solo consapevolezza ma soprattutto riuscirebbe a sanare le eventuali incomprensioni, con ittualità tra i molteplici interessi in campo, in un’ottica integrata del territorio. L’aspetto partecipativo, come metodo a prescindere da genere e culture, è stato promosso nel summit mondiale sull’ambiente di Rio de Janeiro del 1992 con l’uf cializzazione dell’Agenda 21, come “Piano di azioni e strategie per lo sviluppo sostenibile, da elaborare con le comunità locali e con la competenza delle donne”, in quanto “hanno un ruolo vitale nello sviluppo e nella gestione ambientale.

La loro piena partecipazione è quindi essenziale alla realizzazione di uno sviluppo durevole”. Ruolo, quello delle donne, determinante “nell’adozione di modelli di consumo, di produzione e gestione delle risorse naturali durevoli ed ecologicamente compatibili”, ribadito dagli importanti successivi appuntamenti sull’ambiente, quali la Carta di Aalborg del ’94, la Conferenza di Pechino del ’95, ed il Piano di Azione di Lisbona del 1996, a sostegno di un modello urbano sostenibile, no alla Carta di Ferrara del 1999, atto di nascita del Coordinamento delle Agende 21 Locali Italiane. La storia delle attuazioni dell’Agenda 21, particolarmente in Italia, dalla nascita ad oggi, non si potrebbe de nire ricca di esempi virtuosi, che abbiano determinato un concreto cambiamento metodologico diffuso di piani c7azione. Come pure, non si potrebbe affermare che i

“Piani di azione” abbiano contribuito in maniera ef cace a rendere sostenibile l’ambiente e il territorio, tuttavia, rispetto a tale scopo, rimangono comunque un importante passo in avanti nella sperimentazione progettuale. La partecipazione, come metodo, a prescindere da genere e culture, resta, infatti, ancora una risposta innovativa e signi cativa nel quadro della piani cazione territoriale, che ha evidenziato l’importanza della visione diversi cata dell’uso di un territorio. A tale proposito, risulta determinante la presenza delle donne. In una società attuale purtroppo ancora caratterizzata dalla discriminazione di genere, nella leadership a vari livelli, politici, economici, tecnici, le donne sono l’innovativo valore aggiunto per la costruzione dello sviluppo sostenibile, grazie alle loro peculiarità, quali il “prendersi cura” della prole, il “riciclare” nelle case e pensare in termini “collettivi” nelle famiglie, caratteristiche di cui ha bisogno l’ambiente oggi nell’approccio al problema del suo risanamento.

Importante, quindi, è la diffusione della conoscenza dei metodi gestionali femminili del territorio, introdurre la “visione e la sostenibilità di genere” nelle politiche di sviluppo locale durevole, per una città “accessibile”, dove le persone, vivendo in spazi e strutture accessibili e sicuri, possano viverli nella loro pienezza, stimolando coesione sociale, producendo relazioni positive, idonee a diffondere valori sani e di pace. Come pure importante è l’attenzione verso l’integrazione, la conservazione della biodiversità di un territorio, introdurre pari opportunità nella distribuzione dei beni. Auspicabile sarebbe sviluppare i luoghi maggiormente atti alla socialità, basti pensare alla progettazione dei centri commerciali, le nuove “piazze”, non certo create per la socializzazione, dove oggi si incontrano gli abitanti, lasciando deserte le piazze storiche italiane, ormai “musei” a cielo aperto per turisti.

A tale proposito, sarebbe importante porre l’empatia e l’accoglienza alla base di un turismo culturale, atto a fare conoscere il nostro Patrimonio, valorizzandolo, non ponendolo solo in un’ottica produttiva mercenaria, che ne snatura i luoghi. Come pure, piani care le città con una buona rete di trasporti e una buona politica di mobilità che contempli le esigenze differenziate dei cittadini. Progettare i luoghi pubblici con maggiore attenzione per il tempo libero, l’incontro sociale e la cultura aperta a tutti, ed alternare maggiormente il verde all’edi cato, secondo logiche di benessere e bellezza. Studiare le abitazioni con nuovi concetti di sicurezza, salubrità e comfort, differenziate a seconda dell’uso di chi le abita. In sostanza, piani care una città e progettare un edi cato a misura di persona.

La cultura delle donne va quindi promossa e valorizzata, come anche l’oneroso quanto indispensabile lavoro di cura, che le caratterizza e di cui giova la società, spesso cieca ai bisogno di servizi adeguati alle esigenze delle famiglie, degli anziani e disabili. Ma per fare questo è altrettanto importante informare, in primo luogo, le donne delle loro potenzialità, della necessità del loro coinvolgimento, contribuendo a destare ducia in loro stesse, come le più auspicabili fautrici del risanamento ambientale e stimolando la valorizzazione delle proprie peculiarità, specie nella prospettiva di porre a monte di una buona progettazione della città, la piani cazione di un migliore “sistema” umano della stessa, quale principale ne dello sviluppo sostenibile, urbano e sociale. Tale compito essenziale d’informazione e promozione vede nelle Consulte preposte alla tutela della condizione femminile un principale veicolo di diffusione, con funzioni appunto consultive di collegamento tra il mondo associazionistico e l’organismo legiferante di riferimento, assumendo il ruolo, quindi, di portavoce e osservatori del territorio. Tra queste, all’interno della Consulta Femminile Regionale del Lazio, il gruppo “Ambiente e territorio”, coordinato dalla scrivente, ha, in molti anni, realizzato un ciclo di iniziative “Donne e territorio”, quali seminari, convegni a tema, tavole rotonde, video, pubblicazioni, ecc. , per analizzare e promuovere il ruolo delle donne nella piani cazione del territorio e dal quale sono emersi importanti conclusioni, messe in rete con Università, istituzioni pubbliche e Ordini professionali.

A coronamento di detto impegno, il gruppo di lavoro citato ha promosso un Premio, istituito e bandito dal Consiglio Regionale del Lazio, “La città al femminile”. L’iniziativa, destinata a Professioniste, Artiste, Artigiane, Cooperative, Associazioni e Imprese è volta a monitorare e promuovere le esperienze al femminile che valorizzino l’innovazione e l’impatto socio culturale nell’ambiente ed in vari settori del territorio laziale. I temi considerati riguardano la piani cazione ambientale e di genere delle città e degli edi ci, piani e progetti sostenibili di mobilità che tengano conto delle esigenze femminili e del lavoro di cura, piani e progetti di sicurezza ambientale. Con questo background, è stato conseguenzialmente logico dare seguito a tale lavoro in un organismo principe per la piani cazione e progettazione, quale l’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia (OAR). Pertanto, è stato programmato un evento sulla progettazione partecipata di genere riguardo il territorio del Centro Storico all’interno della Consulta dei Beni Culturali dell’OAR, divenuta successivamente l’attuale Dipartimento dei Beni Culturali, ed è stata a8ccolta la susseguente proposta delle associazioni FIDAPA e SI’uifa di svolgere un seminario a tema, il cui successo, al di sopra delle aspettative, ha stimolato la volontà di istituire un Laboratorio permanente di progettazione partecipata di genere sulla Città Storica, per il quale il Dipartimento dei Beni Culturali ha delegato l’arch. Elena Mortola per coordinare l’elaborazione delle proposte progettuali delle professioniste, condivise con le istituzioni e le rappresentanti della società civile.

Questa pubblicazione illustra appunto le principali iniziative del Laboratorio, svolte nora, con l’intento di stimolare e promuovere il tema della visione di genere della città e per contribuire ad aiutare le donne nella dif cile affermazione della loro leadership professionale, considerando anche, che il lavoro femminile non valorizzato costituisce un patrimonio di risorse economiche, culturali e civili inutilizzate.

Virginia Rossini

Architetto, Vicepresidente dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia Presidente del Dipartimento BBCC

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INTRODUZIONE

La partecipazione nell’ottica di genere, le componenti e le attività del laboratorio

1. La partecipazione nell’ottica di genere

1.1 Una maggiore comprensione di genere nei rapporti familiari e nella scuola

L’approccio di genere nei processi di progettazione partecipata può aiutare a rendere più equilibrati i rapporti tra le persone e può aiutare a trovare soluzioni condivise tra un più ampio numero di soggetti. I soggetti femminili sono più abituati ad affrontare i problemi di tutti i giorni, quelli legati allo svolgimento della vita quotidiana e soprattutto a risolvere i con itti familiari e ad affrontare i rapporti con le istituzioni come ad esempio la scuola. Conoscono beni i comportamenti dei componenti nei con itti familiari perché li vivono quotidianamente, inoltre comprendono i con itti che avvengono all’interno della scuola perché ascoltano quello che avviene quotidianamente, raccontato dai ragazzi o hanno modo di approfondirlo negli incontri scolastici attraverso i rapporti con gli insegnanti.

1.2 La partecipazione delle donne nei processi politici

La partecipazione è parte essenziale dei molteplici momenti che compongono il processo di de nizione e implementazione delle politiche di sviluppo locale rappresentando un valido canale per la mobilitazione delle risorse sia cognitive che progettuali presenti nel territorio. Essa infatti serve da propellente del processo in quanto, da un lato, facilita la rappresentazione globale delle diverse istanze in gioco e, dall’altro, sfrutta le sinergie attivate tramite il confronto e l’interazione tra le diverse competenze progettuali coinvolte nel pro- cesso. L’approccio partecipativo, che solitamente caratterizza lo sviluppo locale, agevola il coinvolgimento degli attori rilevanti per la promozione dell’equità di genere. Come le politiche di sviluppo, le politiche di Pari Opportunità hanno maggiore probabilità di rispondere alla domanda di intervento quanto più sono progettate e implementate “vicino” alla popolazione che ne esprime il bisogno.

Le donne hanno diritto a partecipare nei processi politici che riguardano loro, le loro famiglie e la loro società. “I paesi che registrano una maggiore partecipazione delle donne nella società ci- vile e nei partiti tendono a essere più inclusivi, responsabili, egualitari e democratici, soprattut- to quando si parla di pace” (USAID Strengthening Women’s Rights and Political Participation). In generale, nei processi politici, le donne in Europa vengono sempre più ascoltate, ma continuano a svolgere sempre un ruolo marginale. Dal Quirinale alle province, passando per ministeri, parlamento, regioni, giunte e consigli comunali, il 79,27% degli incarichi istituzionali in Italia oggi è ancora in mano agli uomini. L’ana- lisi della rappresentanza di genere, infatti, parla chiaro: le donne costituiscono il 19,73% sul totale dei ruoli politici elettivi o di nomina.

1.3 L’ottica di genere nei processi partecipati a livello di quartiere

Una equilibrata partecipazione femminile in politica e a livello governativo è essenziale per una democrazia sostenibile. Nei processi partecipati a livello di quartiere la componente femminile prevale numericamente anche se non sempre riesce a farsi valere e di conseguenza non sempre viene ascoltata. La componente di genere a livello di quartiere è molto attiva e percepisce prima i problemi delle persone. Raramente però le donne diventano leader perché una comunità di cittadini preferisce farsi rappresentare da un uomo. La componente femminile potrebbe essere importante nei processi di progettazione partecipata per controllare i fenomeni di prevaricazione o imposizione di soluzioni prestabilite da parte di alcuni soggetti. Le donne sono diversamente attive. “Si tengono più alla larga dai partiti e il loro impegno si esprime in modi più informali. Inoltre credono meno degli uomini nelle istituzioni politiche. Le donne fanno politica lontano dai palazzi, ma questo le penalizza e fa sì che le loro istanze non siano ascoltate” (Marcella Corsi).

2. Il Laboratorio permanente di progettazione partecipata

“La Città Storica da un punto di vista di genere”

L’Ordine degli Architetti di Roma e del Lazio ha istituito nell’aprile 2014 il Dipartimento dei Beni Culturali, presieduto da Virginia Rossini, nel cui ambito opererà il Laboratorio permanente di progettazione Partecipata “Città Storica da un punto di vista di genere”. La Prof. Arch. Elena Mortola è stata delegata dal Dipartimento a coordinare questo laboratorio con il contributo metodologico del prof. Alessandro Giangrande.

L’idea del Laboratorio è nata a seguito del convegno/workshop, coordinato da Virginia Rossini, La Città Stori- ca: vivere tra passato e futuro – nuove strategie, che si è svolto a Roma il 15 aprile 2013 presso la Casa dell’Ar- chitettura ( g.1). Le partecipanti al workshop – al quale ha aderito una ventina tra Enti e Associazioni – hanno costruito collettivamente alcuni “scenari futuri” per la Città Storica di Roma, applicando i principi e le regole che sono propri della Open Space Technology (OST) e della Costruzione di Scenari Futuri (CSF) (o Visioning). Gli “scenari” hanno consentito di identi care i principali problemi della Città Storica e di pre gurare alcune proposte alternative atte a risolverli. Queste proposte sono state quindi valutate in termini di condivisibilità e di plausibilità. Il workshop ha costituito di fatto un laboratorio progettuale che ha messo in evidenza le attua- li aree-problema della Città Storica di Roma e ha elaborato alcune proposte atte a risolverle, ricavate dagli “scenari futuri” pre gurati dalle partecipanti. L’adesione tanto numerosa quanto interessata ai lavori, da parte di soggetti con ruoli e competenze molto diverse tra loro, ha prodotto risultati rilevanti, sia come veri ca del metodo utilizzato (che potrà essere dunque applicato ad altri contesti), sia per i risultati sostantivi ottenuti. Per- tanto si è presa in considerazione la possibilità di proseguirne l’operato tramite l’attivazione del Laboratorio permanente di cui in oggetto del quale faranno parte gli stessi promotori e una più ampia rete di attori territo- riali costituita dagli Enti e dalle Associazioni interessati al destino della Città Storica di Roma. Il Laboratorio avvierà una serie di workshop che avranno lo scopo di discutere e approfondire le aree-problema emerse nel workshop del 2013:

  1. discutere con tutti i soggetti territoriali interessati (compresi quelli che non faranno organicamente parte del Laboratorio) la possibilità di migliorare ed estendere l’elenco delle possibili soluzioni già emerse nel loro ambito;
  2. selezionare in ogni area-problema le soluzioni maggiormente condivise e fattibili contando, in partico- lare, sulla collaborazione degli Assessorati all’Ambiente e alla Cultura e dell’Uf cio Centro Storico di Roma Capitale. Per ogni soluzione scelta il Laboratorio elaborerà una proposta che sarà sottoposta alla Presidenza del Municipio Roma I, che potrà disporre per essa l’attivazione di uno speci co processo partecipativo, come previsto (dal Regolamento sulla partecipazione popolare e sulla istituzione del Labo- ratorio della cittadinanza del Municipio Roma I, 2014).

3. Gruppi di lavoro

I partecipanti al Laboratorio sono stati organizzati secondo gruppi di lavoro:

  1. a)  un gruppo di lavoro sul tema “I percorsi dell’accoglienza” (capogruppo Renata Bizzotto con A.Candelo- ri, L. Chiumenti, F. Irace, P. Petrucci, R. Poce, R. Seghetti, R. Sorge);
  2. b)  un gruppo di lavoro sul tema “Mobilità e spazi pubblici in ambiente urbano: accessibilità, sostenibilità e vivibilità” (capogruppo Lucia Martincigh con M. D. Aiello, G.Anselmi, M. Carè, M. Della Casa, E. Fattinnanzi, F. Franchi, P. Magrini, V. Sartogo, S. Schipani);
  3. c) un gruppo di lavoro su “Recupero e riuso del patrimonio pubblico dismesso nella Città Storica” (ca- pogruppo Paola Rosati con M. Carusi, M. Cavelli, A. Laguardia, E. Mortola, G. Pallottino, M. Pepe, R. Peritore).

Gli aspetti metodologici sono stati curati da Alessandro Giangrande ed Elena Mortola (vedi cap. 2).

Elenco degli Enti e delle Associazioni che hanno aderito al Laboratorio Permanente:
1. Università La Sapienza (prof. ssa Guendalina Salimei)
2. Università Roma Tre (prof. ssa Lucia Martincigh)
3. SI’uifa (prof. ssa arch. Renata Bizzotto, arch. Matilde Fornari, arch. Raffaella Seghetti)
4. FIDAPA (Presidente Nazionale FIDAPA BPW ITALY 2011/2013 avv. Eufemia Ippolito; Presidente di-stretto centro FIDAPA BPW Italy 2011/2013 prof. Rossella Poce; Presidente Distretto Centro 2013/2015 avv. M. Donatella Aiello, Vice presidente nazionale FIDAPA – BPW Italy 2011/2013 arch. Pia Petrucci
5.Consulta Femminile Regione Lazio (arch. Rossella Pesoli)
6. GRUPPO AMBIENTE E TERRITORIO (Consulta femminile Regione Lazio, dott.ssa Fiorenza Irace)
7. ECOISTITUTO (arch. Melania Cavelli)
8. Consulta Femminile Regione Lazio – gruppo Ambiente – Territorio (Dott.ssa Gabriella Anselmi)
9. ITALIANOSTRA (Arch. Gemma Mezza, Anna Barberio)
10. Associazione Italiana Pazienti BPCO Onlus (dott. ssa Fausta Franchi)
11. MOICA (dott. ssa Concetta Fusco)
12. Orienta Unindustria (dott.ssa Valeria Giaccari, dott.ssa Antonella Tizzani
13. Associazione Giuriste Italiane (Presidente, avv. Anna Maria Buzzetti)
14. Unindustria – Associazione Femminile Plurale (dott. ssa Serenella Monteferri)
15. FAI (dott. ssa Valeria Grilli, dott. Gian Piero Rossi)
16. COORDINAMENTO RESIDENTI CITTA’ STORICA (arch. Gaia Pallottino, arch. Paolo Gelsomini)
17. Cittadinanza Attiva (dott. ssa Marina Fresa, Segretario per il Lazio Roberto Crea)
18. Femminile Plurale
19. Donne Avvocato
20. Associazione PSP (prof. Alessandro Giangrande, PhD arch. Romina Peritore, dott.ssa Lea Angeloni,PhD Fausta Mecarelli)
21. Toponomastica femminile – Maria Pia Ercolini (Commissione Toponomastica Comune di Roma)
22. Prof. Arch. A. Pugliano (Università Roma Tre)
23. Associazione Ambiente di Roma Capitale On. Le Estella Marino
24. Assessorato Politiche Culturali di Roma Capitale
25. Municipio I (Presidente Sabrina Alfonsi)
26.Associazione Leipuò

Fig. 1 Convegno “La città storica da un punto di vista di genere”, Casa della Città 22 aprile 2015

Fig. 2 Le aree d’intervento lungo il percorso pedonale sul lato sinistro di viale Angelico

4. Dalla piani cazione strategica al progetto locale

4a. Progettare i singoli ambiti urbani della Città Storica di Roma

il metodo è stato applicato in modo essibile dai tre gruppi di lavoro (vedi cap. 3). Il metodo, in occasione del Convegno della Casa della Città (22 aprile 2015), è stato applicato in via sperimentale a uno speci co ambito del Rione Prati e dei quartieri Trionfale e Della Vittorie, dove si è fatto uso di alcuni risultati dei gruppi di lavoro (vedi ad es. il gruppo “percorsi dell’accoglienza”) ma anche di altri dati acquisiti in modo autonomo dagli autori della sperimentazione.

4b. Scelta dell’ambito

La procedura è stata applicata a un ambito del Rione Prati e dei quartieri Trionfale e Della Vittoria. L’area considerata è quella indicata in g.2 . L’ambito è caratterizzato dalla presenza di spazi naturali e costruiti di valore ambientale e architettonico, ma presenta anche molte criticità dovute all’assenza di politiche idonee a realizzare una mobilità sostenibile, al mancato recupero e riuso di edi ci pubblici inutilizzati o sottoutiliz- zati, alle gravi condizioni di degrado in cui versano molti spazi costruiti e naturali, agli ostacoli che impe- discono di risolvere i numerosi problemi di natura sociale e culturale: illegalità diffusa, luoghi poco sicuri, sporcizia e mancanza di decoro urbano, ecc.

L’edificazione della zona Prati inizia nell’anno 1873, su pressione di De Merode, proprietario di vaste aree della zona. La zona è regolamentata dal PRG del 1883; nel 1921 è denominata “Rione Prati”. La sua strada principale è via Cola di Rienzo. Il Rione è molto richiesto e apprezzato, anche se in esso non sono presenti i larghi viali e gli spazi verdi che caratterizzano l’adiacente quartiere Della Vittoria. La struttura e la qualità del quartiere – che prende il nome “Della Vittoria” alla ne della prima guerra mondiale (1918) e sarà rinominato “Delle Vittorie” nel periodo fascista – non nascono per caso, ma originano dal connubio fra la visione illuminata di un sindaco, Ernesto Nathan – irreprensibile mazziniano e massone eletto dal Blocco Popolare, una coalizione laico-liberal-socialista – e la mano felice di Edmondo Sanjust di Teulada, ingegnere capo al Genio Civile di Milano chiamato a redigere il nuovo piano regolatore di Roma (1908). Il suo luogo centrale è piazza Mazzini. Il quartiere Trionfale fa parte dei primi quindici quartieri realizzati a partire dal 1911 e uf – cialmente istituiti dal Comune nel 1921. Il quartiere prende il suo nome dalla via Trionfale che lo attraversa, la strada che i generali romani percorrevano quando rientravano a Roma da vincitori. Viale delle Milizie e viale Giulio Cesare, percorsi da molti autobus, separano il quartiere Della Vittoria dal Rione Prati, entrambi ricchi di servizi, esercizi commerciali, cinema, teatri e diversi edi ci monumentali. Le strade del quartiere Della Vittoria ne articolano gli spazi in aree dove è prevalente la destinazione residenziale. L’esempio che segue (5.) ricalca solo alcuni risultati del gruppo “percorsi dell’accoglienza”, estendendoli a viale Angelico e piazza Giovine Italia che non fanno parte del percorso religioso progettato da quel gruppo.

5. Il percorso pedonale viale Angelico – via Barletta – via Ottaviano – piazza Risorgi- mento – via di Porta Angelica
Questo percorso pedonale (sul modello di quello in via di Porta Angelica) dovrebbe partire da piazza Gio- vine Italia (sulla sinistra con le spalle a S. Pietro) e dovrebbe essere largo approssimativamente 7 metri. Nel tratto piazza Giovine Italia-viale delle Milizie dovrebbe assorbire il controviale di sinistra (sulla sinistra con le spalle a S.Pietro), idem nel tratto di via Barletta, proseguire a via Ottaviano e dopo piazza Risorgimento congiungersi con l’attuale percorso di via di Porta Angelica. In un immediato futuro questo percorso pedo- nale potrebbe partire da via Barletta, considerato che ci vorrà più tempo per poter trasformare la caserma di viale Angelico 19 in centro di accoglienza, albergo diurno, parcheggio o altro.

La larghezza dell’ingombro di viale Angelico, compresi gli attuali marciapiedi, è di 40 metri. Il percorso pedonale dovrebbe assorbire il controviale di sinistra (sulla sinistra con le spalle a S.Pietro), proseguire tan- gente alla caserma di viale Angelico 19 (possibile sede di un centro di accoglienza, parcheggi o altro) no ad arrivare a viale delle Milizie. Il percorso dovrebbe essere dotato di panchine, fontanelle e altro che dovreb- bero essere fatte in travertino e con riciclaggio di avanzi di travertino.

Elena Mortola

Professoressa, delegata dal Dipartimento BBCC al Laboratorio

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