Il Laboratorio permanente sulla città storica da un punto di vista di genere: che attività svolge

L’Ordine degli Architetti di Roma e del Lazio ha istituito recentemente (aprile 2014) il Dipartimento dei Beni Culturali nel cui ambito opererà il Laboratorio permanente sui problemi della Città Storica da un punto di vista di genere. La prof. Arch. Elena Mortola è stata delegata dal Consiglio dell’Ordine a coordinare questo laboratorio con il contributo metodologico del prof. Alessandro Giangrande.

L’idea del Laboratorio è nata a seguito del convegno/workshop La città storica: vivere tra passato e futuro, che si è svolto a Roma il 15 aprile 2013 presso la Casa dell’Architettura. Le partecipanti al workshop – al quale ha aderito una ventina tra Enti e Associazioni (vedi l’elenco allegato) – hanno costruito collettivamente alcuni “scenari futuri” per la Città Storica di Roma, applicando i principi e le regole che sono propri della Open Space Technology (OST) e della Costruzione di Scenari Futuri (CSF) (o Visioning). Gli “scenari” hanno consentito di identificare i principali problemi della Città Storica e di prefigurare alcune proposte alternative atte a risolverli. Queste proposte sono state quindi valutatate in termini di condivisibilità e di plausibilità.

Il workshop ha costituito di fatto un laboratorio progettuale che ha messo in evidenza le attuali aree-problema della Città Storica  di Roma e ha elaborato alcune proposte atte a risolverle, ricavate dagli “scenari futuri” prefigurati dalle partecipanti. L’adesione tanto numerosa quanto interessata ai lavori, da parte di soggetti con ruoli e competenze molto diverse tra loro, ha prodotto risultati a nostro giudizio rilevanti, sia come verifica del metodo utilizzato (che potrà essere dunque applicato ad altri contesti), sia per i risultati sostantivi ottenuti. Pertanto si è presa in considerazione la possibilità di proseguirne l’operato tramite l’attivazionedel Laboratorio permanente di cui in oggetto del quale faranno parte gli stessi promotori e una più ampia rete di attori territoriali costituita dagli Enti e dalle Associazioni interessati al destino della Città Storica di Roma.

Il primo compito del Laboratorio consisterà nell’avviare una serie di workshop che avranno lo scopo di discutere e approfondire le aree-problema emerse nel workshop del 2013; discutere con tutti i soggetti territoriali interessati (compresi quelli che non faranno organicamente parte del Laboratorio) la possibilità di migliorare ed estendere l’elenco delle possibili soluzioni già emerse nel loro ambito; selezionare in ogni area-problema le soluzioni maggiormente condivise e fattibili contando, in particolare, sulla collaborazione degli Assessorati all’Ambiente e alla Cultura e dell’Ufficio Centro Storico di Roma Capitale. Per ogni soluzione scelta il Laboratorio elaborerà una proposta che sarà sottoposta alla Presidenza del Municipio Roma I, che potrà disporre per essa l’attivazione di uno specifico processo partecipativo, come previsto dall’art. 6 della bozza di “Regolamento sulla partecipazione popolare e sull’istituzione della Casa del Municipio Roma I”, attualmente in corso di elaborazione e di prossima approvazione da parte del Consiglio del Municipio stesso.

Gli assessorati sopra citati dovrebbero fare propri i risultati condivisi nel processo partecipativo e, dove possibile, favorirne l’attuazione in ambito politico-amministrativo.

Il 9 maggio 2014, in occasione dell’inaugurazione del Dipartimento dei Beni Culturali e del Laboratorio permanente, è stato organizzato un secondo convegno, con lo stesso titolo e sullo stesso tema, che è stato seguito da più di 400 persone. In un incontro successivo (16 giugno 2014) è stato chiesto a ogni Ente e Associazione di nominare un rappresentante autorizzato a partecipare in modo continuativo ai lavori del Laboratorio.

Le attività del Laboratorio, nella fase iniziale, prevedono alcuni incontri pubblici presso la Casa dell’Architettura e un incontro alla settimana in videoconferenza tra i membri del gruppo operativo del Laboratorio e i rappresentanti degli Enti e delle Associazioni, al fine di estendere ed approfondire le problematiche della Città Storica di Roma e le possibili soluzioni già emerse durante il workshop.

Per approfondire le problematiche saranno svolte specifiche campagne fotografiche in aree campione della Città Storica attraverso la gestione di immagini e video con commenti vocali, inviati da terminali mobili opportunamente configurati attraverso l’uso di un server innovativo. Per garantire che le proposte destinate all’amministrazione pubblica non siano inviate separatemante ma come proposte coerenti (precisando anche il livello di incertezza e la fattibilità), saranno utilizzati specifici approcci di pianificazione strategica (ad esempio, Strategic Choice – vedi allegato). Sono previsti anche brevi corsi on line, aperti a tutti i partecipanti al processo.

Siti dove è possibile approfondire le attività del Laboratorio Permanente

www.architettiroma.it

www.progettazionepartecipata.org

Elenco degli Enti e delle Associazioni che hanno aderito:

 

  1. Università La Sapienza (Prof. Guendalina Salimei)
  2. Università Roma Tre (Prof. Lucia Martincigh)
  3. SIUIFA (Prof. Renata Bizzotto, Arch. Matilde Fornari, Arch.Raffaella Seghetti)
  4. FIDAPA ( Presidente Distretto Centro FIDAPA BPW Italy Avv. M. Donatella Aiello, Past Presidente Rossella Poce, Vice Presidente Nazionale FIDAPA- BPW Italy Pia Petrucci, arch.A.Giulia Manno, Arch. Rosamaria Sorge)
  5. Consulta Femminile Regione Lazio (Arch.Rossella Pesoli)
  6. GRUPPO AMBIENTE E TERRITORIO(Consulta femm. Regione Lazio (Dott.. Fiorenza Irace)
  7. ECOISTITUTO (Arch.Melania Cavelli)
  8. Consulta Femminile Regione Lazio- gruppo Ambiente-Territorio (Dott. Gabriella Anselmi)
  9. ITALIANOSTRA (Arch. Gemma Mezza, Anna Barberio)
  10. Ass.Italiana Pazienti BPCO Onlus (dott.Fausta Franchi)
  11. MOICA (dot.. Concetta Fusco)
  12. Orienta Unindustria (dott. Valeria Giaccari, dott. Antonella Tizzani)
  13. Associazione Giuriste Italiane (Presidente Avv. Anna Maria Buzzetti)
  14. 14.Unindustria- Ass. Femminile Plurale (dott. Serenella Monteferri)
  15. FAI (Dott.Valeria Grilli, Gian Piero Rossi)
  16. COORDINAMENTO RESIDENTI CITTA’ STORICA (Arch. Gaia Pallottino , Arch. Paolo Gelsomini)
  17. Cittadinanza Attiva (dott. Marina Fresa, Segretario per il Lazio Roberto Crea)
  18. Femminile Plurale
  19. Donne Avvocato
  20. Associazione PSP (Prof. Alessandro Giangrande, PhD arch. Romuna Peritore, dott. Lea Angeloni, PhD Fausta Mecarelli)
  21. Toponomastica femminile- Maria Pia Ercolini (Commissione Toponomastica Comune di Roma)
  22. Prof. Arch. A. Pugliano (Univ. Roma Tre)
  23. Ass. Ambiente di Roma Capitale On.le Estella Marino
  24. Ass. Politiche Culturali di Roma Capitale
  25. Municipio I (Presidente Sabrina Alfonsi)
  26. Associazione Leipuò
GRUPPI DI LAVORO AGGIORNATI
a. Un gruppo di lavoro sul tema “I percorsi dell’accoglienza” (capogruppo Renata Bizzotto con Luisa Chiumenti, Pia Petrucci, Rossella Poce, Irace, Raffaella Seghetti, Sorge)
b. Un gruppo di lavoro sul tema “Mobilità e spazi pubblici in ambiente urbano: accessibilità, sostenibilità e vivibilità
(capogruppo Lucia Martincigh con  M.D. Aiello, l’Associazione Calma, Enrico Fattinnanzi, Gabriella Anselmi, Silvana Schipani, Lidia Desiderio)
c. Un gruppo di lavoro sul “Patrimonio pubblico”(capogruppo Paola Rosati con Gaia Pallottino, Elena Mortola, Melania Cavelli, Marta Carusi)
d. Un gruppo di lavoro su “Spazi dismessi e da rigenerare” (capogruppo Elena Mortola con  Romina Peritore, Antonello Laguardia, Marta Carusi, Laura Pera (l.pera84@gmail.com), mmpepe@tiscali.it
e. Gruppo di coordinamento, formato da A.Giangrande e E.Mortola, che raccoglie problemi e opzioni da aggiungere all’elenco già realizzato, in modo da garantire la sinergia tra le varie proposte scelte.
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GRUPPO BMobilità e spazi pubblici in ambiente urbano: accessibilità, sostenibilità e vivibilità
Documento introduttivo di Lucia Martincigh (per il gruppo b.)
Il progetto della mobilità
Il sistema della mobilità urbana è qualificabile in rapporto alla sua influenza sull’uso degli spazi (interferenza con altre funzioni che si può esplicitare in invasione fisica, visiva e psicologica) e sui livelli di inquinamento (atmosferico, acustico, vibrazionale e visivo). In questa ottica è perciò basilare gerarchizzare i modi di trasporto a seconda del loro impatto (spazio occupato, inquinamento prodotto, compatibilità tra i modi etc.) e quindi, in fase di pianificazione e progetto, privilegiare quelli con l’impatto più basso e di conseguenza più sostenibili.
Per mobilità urbana sostenibile si intende infatti un sistema multimodale che, pur garantendo un’accessibilità diffusa, dia la possibilità di compiere spostamenti basandosi sulla definizione dei modi d’uso degli spazi e sulla loro gestione ottimale; in particolare esso deve permettere la raggiungibilità dei vari poli di attrazione, senza contemporaneamente diminuire (o almeno non in modo eccessivo) l’offerta prestazionale (sicurezza, comfort, attrattiva etc.) dell’ambiente urbano nel suo complesso. Tale strutturazione deve al contempo risparmiare energia e territorio, essere meno inquinante e pericolosa, più equa e salutare e soprattutto più rispettosa del diritto di ognuno di usare lo spazio pubblico comune.
Focalizzare l’attenzione sul sistema della mobilità significa affrontare il problema della sua riorganizzazione e del suo riequilibrio, in generale ed in particolare, incidendo sulla sua struttura. E’ necessario rivedere, da un lato, componenti e velocità, pesi e gerarchie in favore di modalità di spostamento più sostenibili, cioè promuovere i modi di trasporto non motorizzato, incentivare l’uso di mezzi di trasporto collettivi, e quindi adeguare i luoghi di interscambio modale, e ridurre il traffico veicolare privato; dall’altro, proporre un nuovo modo di disegnare gli spazi di movimento e di sosta, perché siano appropriati ed appetibili per pedoni e ciclisti. In tale approccio l’infrastruttura viene intesa come spazio tridimensionale, fortemente caratterizzato figurativamente, in cui sono presenti diverse utenze ed attività; proprio tale molteplicità di aspetti e componenti contribuisce a configurare l’architettura della “strada”.
…omissis …
L’impostazione metodologica
In un processo progettuale teso a migliorare la qualità urbana e le condizioni di vita di pedoni e ciclisti, è necessario quindi governare in maniera sinergica gli aspetti relativi alla riorganizzazione della mobilità e quelli connessi al miglioramento della qualità complessiva degli spazi intermedi, individuando le relazioni tra le specifiche tecniche singolarmente utilizzate per la loro pianificazione, nonché le rispettive reciproche ricadute. Tale progettazione integrata organizza e modella, in modo innovativo, reti pedonali e ciclabili continue e strade veicolari, con il fine di migliorarne le prestazioni, usando strategie, strumenti e tecniche per il controllo dei flussi e della velocità veicolari e per la trasformazione funzionale e ambientale del “suolo” della città; a tal fine una parte importante gioca l’applicazione di sistemi di misure di moderazione del traffico e di dispositivi che rendano chiaramente leggibili i diversi ruoli che la strada può rivestire. Per raggiungere gli obiettivi prefissati e progettare in modo mirato, è importante articolare il processo in più fasi: individuare i problemi da risolvere, selezionare le soluzioni appropriate, metterle a disegno e realizzarle. Tale approccio, basato sul metodo problem solving, porta all’analisi, da un lato, di aspettative e comportamenti dell’utenza, dall’altro, di configurazione e prestazioni dell’ambiente urbano; i metodi di indagine da utilizzare sono quindi sia oggettivi, basati su valutazioni tecniche espresse dagli esperti, sia soggettivi, basati sugli apporti delle scienze sociali, per rilevare le opinioni degli utenti.”
(Martincigh L., “Linee guida per il progetto della mobilità”, in: Amirante, M.I., a cura di, “effettocittà stare vs transitare – la riqualificazione dell’area dismessa di Napoli est” Alinea editrice s.r.l., Firenze, 2008)
PROPOSTA DI LAVORO di L. Martincigh
1. “Isole Ambientali”  con particolare riferimento a “Vivibilità degli Spazi pubblici” siano essi strade, slarghi o piazze.
Gli ultimi studi fatti da L. Martincugh riguardano la possibilità di istituire isole ambientali a Testaccio e a Valco San Paolo, ridisegnando strade e piazze.
Gruppo C. PATRIMONIO PUBBLICO

Documento introduttivo di Paola Rosati

Patrimonio pubblico

Il complesso insieme di beni disponibili e indisponibili, attribuibili a diversi soggetti pubblici, a partire dal Comune e dagli Enti territoriali che insistono nella città, assume una grande potenzialità per un’azione efficace ed incisiva di tutela e rivitalizzazione del CS, in un quadro procedurale e temporale sufficientemente certo.

Conoscere le localizzazioni, le consistenze, le destinazioni d’uso in atto, il grado di utilizzazione o dismissione, costituisce un atto fondativo per ogni opzione progettuale che il Laboratorio voglia svolgere.

L’obiettivo della “conoscenza” va coniugato con i requisiti della trasparenza e consultabilità dei dati.

Il Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale ha inventariato i beni immobili che si possono consultare online sul sito dello stesso, da cui apprendiamo la grande quantità di beni del comune: oltre 59.000, tra cui l’edilizia residenziale conta 43.053 beni, di cui 42.455 sono alloggi di edilizia residenziale e pertinenze e 598 sono beni ad uso non residenziale.

Di questo poderoso insieme ora conosciamo l’elenco ma non sappiamo se sia mappato e tematizzato per gli aspetti “qualitativi” utili all’ azione del laboratorio, quale il grado di utilizzazione o di degrado, ecc..

Ci aspettiamo che la conferenza urbanistica del primo municipio possa chiarire alcuni di questi aspetti.

Dal sito del comune apprendiamo inoltre che il Dipartimento ha individuato come programmi e progetti strategici:

  • trasparenza
  • dismissione immobili,
  • dismissione di ERP per realizzare nuovi alloggi
  • razionalizzazione e riuso di immobili per ridurre le locazioni passive
  • altro..

Pertanto è quanto mai auspicabile e fattibile una sinergia tra il Laboratorio e l’Istituzione municipale e comunale.

Aree problematiche e opzioni progettuali

 

Gruppo Patrimonio

Premessa

Il complesso di beni disponibili e indisponibili, attribuibili a diversi soggetti pubblici, a partire dal Comune e dagli Enti territoriali che insistono nella città, assume una grande potenzialità per un’azione efficace ed incisiva di tutela e rivitalizzazione della CS, in un quadro procedurale e temporale sufficientemente certo.

Conoscere le localizzazioni, le consistenze, le destinazioni d’uso in atto, il grado di utilizzazione o dismissione, costituisce un atto fondativo per ogni opzione progettuale che il Laboratorio voglia svolgere

 

Area di decisione

 

Quale programma di recupero e riuso degli immobili di proprietà pubblica per rivitalizzare la CS sotto il profilo demografico, socio-economico e culturale?

 

Opzione 1.

 

  1. Acquisire le informazioni relative al patrimonio pubblico (residenziale e no) localizzato nella CS sia consultando in loco e on line l’apposito archivio del Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale, sia accedendo agli (eventuali) archivi degli altri Enti Pubblici che ne sono i proprietari.

 

Incertezze

Possibilità di acquisire informazioni più dettagliate di quelle attualmente riportate nell’archivio del Dipartimento Patrimonio (ad es., il nome del locatario/concessionario e il costo di affitto dell’immobile) per scarsa volontà di trasparenza del Comune.

Possibilità di accedere alle informazioni degli altri Enti Pubblici proprietari di edifici della CS, in quanto disponibili solo su supporto cartaceo o per scarsa volontà di trasparenza degli Enti stessi.

Opzioni esplorative

Chiedere durante la Conferenza Urbanistica del Municipio Roma 1 se esistono altri dati accessibili oltre a quelli memorizzati nell’archivio del Dipartimento Patrimonio, e se il Dipartimento dispone di informazioni riguardanti il patrimonio di altri Enti Pubblici.

  1. Acquisire i contenuti dei programmi e dei progetti strategici elaborati dal Dipartimento Patrimonio riguardanti la dismissione e il recupero d’immobili residenziali (in particolare, di programmi o progetti di recupero ERP previsti dal Comune o da altre agenzie territoriali) o con altra destinazione.

 

Incertezza

Esistenza reale di tali programmi e progetti elaborati con un sufficiente grado di dettaglio; possibilità di accedere a essi.

Opzione esplorativa

Verificare in sede di Conferenza Urbanistica l’esistenza di tali programmi e progetti e la possibilità di accedere alle informazioni che li riguardano.

 

  1. Dare priorità ai programmi e ai progetti del Dipartimento che riguardano intere aree dismesse da recuperare, di cui ciascuna, per consistenza e problematicità funzionale, riveste un ruolo urbanistico rilevante e di trattazione urgente in relazione agli obiettivi indicati (rivitalizzazione della CS sotto il profilo demografico, socio-economico e culturale)[1].

 

Incertezza

Esistenza reale di programmi o progetti strategici elaborati dal Dipartimento, coerenti con la scala d’intervento e con gli obiettivi indicati.

Opzione esplorativa

Analizzare i programmi e i progetti esistenti, elaborati dal Dipartimento, per verificarne la coerenza con la scala d’intervento e gli obiettivi indicati.

 

  1. Identificare le imprese e le cooperative che sono interessate ad aderire al suddetto programma del Comune e a formulare le loro proposte in merito alla possibilità d’uso degli spazi dismessi (acquisto, concessione, locazione).    

 

Incertezza

Difficoltà/possibilità di trovare imprese e cooperative interessate ad aderire al programma, tenendo conto delle sue finalità e della scala d’intervento.

Opzioni esplorativa

Svolgere indagini presso agenzie e organizzazioni specifiche.

 

 

Opzione 2.

 

L’opzione ha in comune con l’opzione 1 le parti a, b e d. differendo da essa solo per la parte c

 

c. Dare priorità ai programmi e ai progetti riguardanti immobili singoli o unità immobiliari da recuperare, che per fattibilità urbanistica e possibile diffusione sul territorio può rivestire comunque un ruolo rilevante. Sarà questo il terreno di proposte che attengono maggiormente al contesto socio-economico e gestionale[2].

 

Incertezze

Esistenza reale di programmi o progetti strategici del Dipartimento riguardanti singoli immobili o unità immobiliari che siano comunque idonei a perseguire gli obiettivi generali indicati (rivitalizzazione della CS sotto il profilo demografico, socio-economico e culturale)

Opzioni esplorative

Analizzare i programmi e progetti esistenti, elaborati dal Dipartimento, per verificarne la coerenza con la scala d’intervento e gli obiettivi indicati.

 

 

 

N.B.

Oltre alle due opzioni precedenti ce ne potrebbero essere altre, dove resterebbero immutate le parti a e b (che riguardano le fasi ineludibili di acquisizione delle informazioni di base), mentre cambierebbe la parte strategica dell’opzione (parte c), e forse anche la parte d che, in funzione della diversa strategia d’intervento proposta, potrebbe riferirsi a soggetti attuatori diversi da quelli che si intendono coinvolgere nelle due opzioni qui illustrate (imprese e cooperative).

 

 

[1] Questa parte (c) rappresenta il “cuore” dell’opzione 1. L’intera opzione perderebbe di significato se a seguito del compimento delle opzioni esplorative che si riferiscono ai punti b e c, si venisse a sapere che il Dipartimento non ha elaborato nessun programma o progetto, o che nessuno di essi è riferito alla scala in questione e/o non ha come obiettivo esplicito la rivitalizzazione della CS sotto il profilo demografico, socio-economico e culturale,

[2] Anche per la parte c di questa opzione valgono le stesse considerazioni già fatte in nota (1).

1. quale recupero e riuso per gli spazi dismessi e da rigenerare

– individuazione dei nuovi usi attraverso processi di progettazione partecipata e tramite la sperimentazione di nuove forme di autoorganizzazione e gestione dei loro spazi.

2. come rivitalizzare il CS sotto il profilo sociale

* recupero di edifici abbandonati o sottoutilizzati ad uso culturale o artigianale organizzato anche in forme di coworking

* recupero di edifici ad uso residenziale per il ritorno dell’edilizia economica e popolare nel CS

* recupero di unità abitative o edifici ad uso residenziale attivando nuove forme di partecipazione e gestione per un’utenza mista e organizzata come il cohousing

* arginare l’emoraggia di residenti e artigiani che sono i principali custodi della tutela del CS: revisione dei permessi ZTL, affitti calmierati,…

GRUPPO D.

“Spazi dismessi e da rigenerare” (capogruppo Elena Mortola con Romina Peritore,  Silvia Gnetti, Antonello Laguardia,  Marta Carusi, Silvana Schipani?,Lidia Desiderio?).

Questo gruppo si dovrebbe occupare di casi concreti da riqualificare con il contributo di tutti i soggetti interessati. Abbiamo già parlato e studiato a fondo il caso del recupero dell’ex-rimessa ATAC e delle proposte degli abitati. Adesso si presenta urgente il caso del recupero dello Stabilimento in viale Angelico 19 entro un anno, dove esiste l’opzione del Comune di trasformarlo in un parcheggio. Che tipo di parcheggio? . Si intende demolire ciò che esiste e farne un’area libera?, si pensa a un parcheggio multipiano con mantenimento della cubatura attuale? Non sappiamo nulla. Da parte del dip. di Comunicazione dell’Ordine degli Architetti si pensa invece a una casa dello studente con servizi aperti al quartiere. Che ne pensano gli abitanti del quartiere Delle Vittorie? Alcuni pensano che gli edifici esistenti dovrebbero essere mantenuti e utilizzati a cohousing con servizi comuni aperti anche al quartiere.

La richiesta di luoghi aperti alla fruizione e all’uso collettivo induce a ritenere sempre più strategici e urgenti il recupero e riuso di beni pubblici dismessi o sottoutilizzati. L’individuazione dei nuovi usi di questi beni dovrà avvenire attraverso processi di progettazione partecipata e tramite la sperimentazione di nuove forme di autoorganizzazione e gestione dei loro spazi, che, all’interno di un quadro regolativo e nell’ambito di azioni concertate potranno accogliere anche attività di carattere privato.

Il Coordinamento Cittadino Progetto Partecipato dal 2011 si è impegnato in un processo di Progettazione Partecipata per l’ex rimessa ATAC. Adesso il Laboratorio permanente per la Città Storica da un punto di vista di genere condivide il lavoro svolto e in particolare le linee guida e la traduzione in mappa dei desiderata degli abitanti. Inoltre ritiene opportuno avviare un processo partecipativo, simile a quello già svolto per l’ex-rimessa ATAC . (http://www.progettazionepartecipata.org/progettazione-partecipata/conferenza-urbanistica-1-municipio/) , per lo Stabilimento Comunicazioni in viale Angelico 19 ,coinvolgendo gli abitanti del 1° Municipio, rappresentanti dell’Amministrazione pubblica e altri stakeolder interessati al riuso dello Stabilimento.

Altre annotazioni di Elena Mortola
Questo gruppo si dovrebbe occupare della visibilità di questo settore. Recentemente è stata istituita la Casa della città dove dovrebbe essere possibile avere tutte le informazioni sul patrimonio pubblico. Dovranno essere analizzate eventuali altre fonti di informazioni. Il problema consiste nel fatto che l’archivio completo del patrimonio pubblico è visibile solo dagli uffici comunali. Naturalmente questo punto è da chiarire. Citiamo qualche aggiornamento importante.
Dall’articolo di La Repubblica dell’8 agosto 2014
Il Ministro Roberta Pinotti ha assegnato al Sindaco Marino le caserme dismesse. Il Sindaco ha un anno di tempo per concludere i processi di conversione urbanistica. Se non ci riuscirà quegli immobili  torneranno alla Difesa e al Demanio
“Il sogno di I.Marino di “rigenerazione urbana” delle ex-aree della Difesa è gia iniziato con il progetto della Città della Scienza, che sorgerà nelle ex-caserme di via Guido Reni. Proseguirà con l’acquisizione di altre sei strutture. “Per attuare i progetti – ha precisato G.Caudo – coinvolgeremo i cittadini, come è ormai consuetudine di questa amministrazione sulle grandi scelte che trasformano la Capitale”. Secondo i primi progetti, nell’area del Forte Trionfale sarà trasferita la sede del Municipio XIV, attualmente in affitto. Nei locali del Forte Boccea potrebbe essere trtasferito il mercato di via Urbano II. Nell’area della Caserma di Viale Angelico si pensa (da parte del Comune) alla realizzazione di parcheggi. Da parte del dip. di Comunicazione dell’Ordine degli Architetti si pensa invece a una casa dello studente con servizi aperti al quartiere. Che ne pensano gli abitanti del quartiere Delle Vittorie?
Elenco delle 6 caserme:
  1. Caserma Ulivelli via Trionfale 7400
  2. Caserma Ruffo via Tiburtina 780
  3. Caserma Donato via del Trullo 333
  4. Stabilimento Trasmissioni Viale Angelico 19 (1° MUNICIPIO)
  5. Magazzini del Commissariato, via dei Prati Fiscali
  6. Forte Boccea con area libera adiacente, via Boccea 25

 

ALLEGATI al Gruppo C.

Casa della Città, via della Moletta 85Lunedì-giovedì ore 9-18; venerdì 9-14Info: 06 67106286/73278
Patrimonio pubblico a Roma (Corriere della Sera 8-7-2014)
ROMA – Ecco la Carta della Città Pubblica, la mappa delle proprietà del Demanio, di Roma Capitale, della Regione Lazio, della (ex) Provincia e di tutti gli altri enti e soggetti pubblici titolari di immobili, che siano terreni o edifici. Al contrario di quello che si potrebbe credere, Roma non possedeva fino a qualche settimana fa il censimento completo degli immobili pubblici, mappato e visualizzato. Elenchi, sì: di ogni tipo. Ma dal contenuto in fondo astratto, senza una collocazione visiva nella città. Ora è tutto chiaro: e questo colpo d’occhio, questa visione d’insieme ha il valore di una rivoluzione perché è destinata cambiare radicalmente l’uso del patrimonio pubblico attraverso la conoscenza esatta delle relazioni che esistono, sul piano fisico e toponomastico, tra le varie proprietà. Facciamo un esempio: è necessario costruire una scuola. Con la «mappa» saranno individuate le disponibilità delle aree, la vicinanza con parchi o giardini, la prossimità di servizi. E si farà la scelta più conveniente, evitando il ricorso ad acquisti o all’occupazione di spazi verdi.
Proprio un anno fa, quando il sindaco Ignazio Marino fece il suo discorso programmatico (18 luglio 2013), venne tracciata la strada del «censimento»: «Daremo impulso alla rigenerazione urbana anche attraverso l’uso sapiente del patrimonio pubblico. Avvieremo un censimento assieme ai Municipi di tutti gli immobili pubblici che possono contribuire alla rigenerazione urbana e su cui impegnare gli uffici nelle verifiche di fattibilità». Il lavoro è durato un anno. Gli uffici dell’assessorato all’Urbanistica, sotto la direzione dell’architetto Maurizio Geusa e con la collaborazione del centro studi di Risorse per Roma, hanno predisposto una magnifica mappa a scala 50 mila con tanti colori, dal rosso acceso al blu cobalto, per indicare i soggetti pubblici proprietari degli immobili, che siano aree o edifici. Naturalmente, con uno zoom ideale, la scala si ingrandisce in altre tavole in modo da rendere leggibile a livello di particelle catastali la mappa «pubblica» del territorio del Comune di Roma, 128 mila ettari.
Un primo risultato: si scopre che le proprietà pubbliche occupano 30.812 ettari, il 23,9% del totale: quasi un quarto. Il Comune di Roma ha 14.090 ettari, gli altri soggetti (Demanio, Provincia , Regione, Università, enti vari, municipalizzate, Rai, Fs, ecc) qualcosa in più: 16.721. Le maggiori superfici sono rappresentate dalla tenuta di Castelporziano del Presidente (5 mila ettari), dalla città militare di Cesano, dalla Cecchignola, dall’aeroporto dell’Urbe. L’Università di Tor Vergata possiede 600 ettari. Poi ci sono parchi, ville, edilizia residenziale pubblica /legge 167 (4800 ettari), la tenuta di Castel Giubileo.
L’85% delle proprietà di Roma Capitale è distribuito nell’ambito urbano: l’11% nel Centro compreso dalle Mura, il 35% nella città consolidata, il 14% nella città «pianificata in espansione», il 25% nei parchi e infine solo il 5% nella città «da ristrutturare», le ex borgate. Come è evidente, la presenza di tanta pubblica proprietà rende più facile – se solo si voglia farlo – una programmazione di interventi di risanamento della città potendo agire senza espropri o acquisti. La «mappa» offre una serie di informazioni utili alla gestione del territorio: tra queste, fondamentale, una chiara visione delle proprietà a rischio di usucapione da parte privata. È un problema parcellizzato e diffuso, si pensi a casi come quelli del Borghetto Flaminio e di Tor Bella Monaca. La mappa offre un colpo d’occhio anche sui 500 ettari delle «compensazioni», aree pregiate centrali scambiate con cubature periferiche.
«Ora esiste un sistema informativo – riassume l’architetto Geusa – che fa conoscere il territorio». Le notizie inerenti la ricerca saranno a disposizione di ogni cittadino a giorni, sul sito di Roma Capitale. Naturalmente il primo fruitore del censimento sarà l’assessorato all’Urbanistica, che potrà avviare una gestione ottimale dello sviluppo della città. Ogni Municipio avrà un quadro completo della proprietà pubblica e potrà prendere le decisioni più convenienti, da ogni punto di vista, nell’interesse della cittadinanza. Il lavoro di mappatura andrà sviluppato con periodici e successivi aggiornamenti.
La Grande Mappa delle proprietà pubbliche avrebbe potuto essere disegnata da molti anni, ma non si è proceduto in questo senso forse anche per certe resistenze che ne hanno rinviato o perfino ostacolato l’ideazione. Molti immobiliaristi, grandi e piccoli, hanno investito tante risorse nell’acquisto di terreni ed immobili vari nell’estrema periferia e addirittura nell’Agro romano dove i prezzi d’acquisto sono bassi mentre i prezzi di vendita, se Roma continuerà ad espandersi, saranno molto alti. Puntare sulla rigenerazione urbana utilizzando al meglio la Mappa metterà virtualmente «fuori mercato» le operazioni speculative. Forse senza troppo volerlo (chissà?) Marino e l’assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo hanno fatto «qualcosa di sinistra» quando neppure il 43% degli elettori che nelle recenti Europee ha votato Pd se l’aspettava.
percentuale patrimonio pubblico
patrimonio pubblico
municipi-territorio

Ostiense, ecco la ‘Casa della città’: i progetti del Comune esposti ai romani

04 luglio 2014

Inaugurato lo spazio di 650 mq nel cuore del Campidoglio 2 che comprende una sala convegni, una zona ristoro e la proposta del nuovo stadio della Roma. Marino: “E’ il luogo della trasparenza”.

Un luogo trasparente di incontro e scambio, dove i cittadini sono liberi di acquisire informazioni sull’operato di Roma Capitale e sui progetti sul territorio. È la ‘Casa della città’, inaugurata a Roma dal sindaco Ignazio Marino, dal vicesindaco e assessore al Patrimonio, Luigi Nieri, e dall’assessore alla Trasformazione urbana, Giovanni Caudo. Si tratta di una vera e propria ‘casa di vetro’ dove vengono esposti i progetti più importanti portati avanti dal Comune, riguardanti la valorizzazione del patrimonio pubblico e la rigenerazione urbana, dislocati in vari pannelli come si trattasse di una mostra.

Lo spazio – che si trova nella sede del dipartimento Patrimonio a Ostiense, nel cuore del Campidoglio 2 – è di oltre 650 metri quadrati e comprende una sala convegni, un’aula didattica, una zona ristoro e un’area espositiva dove sarà possibile anche organizzare eventi. I primi due progetti a trovare spazio nella ‘Casa della città’ sono il nuovo complesso del Campidoglio 2 e la proposta del nuovo stadio della Roma. Tra i pannelli, inoltre, alcuni dei principali programmi del dipartimento Patrimonio, come Mpic, la mappa del patrimonio immobiliare comunale, una piattaforma digitale per la gestione e il censimento di tutti gli immobili di Roma Capitale. Per la prima volta questi dati saranno liberamente consultabili dai cittadini.

Oltre alla classica impostazione della mostra – con esposizione dei progetti ‘Roma città da coltivare’, ‘Sistema Ostiense’ e un plastico del Campidoglio 2 – sono presenti anche delle postazioni video: uno slide show sulle attività del dipartimento Patrimonio, una cartografia digitale del Mpic e un video del Campidoglio 2. Nell’area dedicata allo stadio della Roma, invece, si trovano pannelli e render del progetto, stampati, planimetrie, postazioni touch screen su iPad e un plastico. Con un’operazione ‘trasparenza’, la proprietà giallorossa e i rappresentanti del Gruppo Parsitalia, in collaborazione con il Comune di Roma, comunicano che a partire da oggi “tutta la documentazione sottoposta all’amministrazione comunale è consultabile pubblicamente presso la sede di Roma Capitale in Piazza Giovanni da Verrazzano”.

“Grazie a tutti coloro che ci aiutano in questa rivoluzione dolce della città – ha detto Marino – Questa è un’altra delle promesse che avevo fatto. Tempo fa in piazza Santi Apostoli abbiamo recintato con dei vetri trasparenti un piccolo podio e detto che avremmo realizzato una ‘Casa della città’ trasparente, dove tutti i cittadini ora possono entrare e guardare i progetti urbanistici più importanti. Una comunità allargata dove tutti possono dire la propria”.

Per Marino la presentazione di oggi “è un passo di trasparenza dovuto e importante per far diventare cittadini non sudditi ma partecipanti alla comunità. È importante che ognuno di noi possa vedere in cosa consiste il patrimonio della nostra città, per decenni tenuto in stanze chiuse. Nei prossimi mesi avremo un database ancora più dettagliato: si potrà vedere se un edificio è utilizzato, vuoto e quanto prendiamo di affitto. Spero che siano molti i cittadini che verranno qui a dare suggerimenti, critiche e a partecipare alla crescita di una città straordinaria”. E sullo stadio della Roma, ha aggiunto: “Il nostro impegno è quello di completare l’esame rigoroso del progetto in 70 giorni, quindi meno dei 90 giorni previsti dalla legge senza nessuna scorciatoia rispetto a quello che è l’interesse pubblico. Ho chiesto all’assessore Caudo che tutta la parte burocratica di esame delle carte venga fatta nel modo più rigoroso possibile – ha spiegato Marino – nell’interesse non degli imprenditori ma della città, e che venga completato non in tempi biblici e neanche nei tempi previsti dalla legge che sono 90 giorni. Ho chiesto che venga tutto fatto in un massimo di 70 giorni. Quindi un tempo del 25% inferiore a quello che la legge ci concede, Roma è una città metropolitana che deve andare più veloce delle altre città europee”.

“Era un mio grande desiderio poter avere un’amministrazione il più possibile trasparente per poter coinvolgere i cittadini. Questo spazio è stato chiuso nei passati 5 anni nonostante fosse pronto. Evidentemente per la passata Giunta la trasparenza non era un tema di attualità – ha detto Nieri – L’idea è fare presentare all’amministrazione tutti i progetti di trasformazione che cambieranno il volto della città e la vita dei cittadini. Ognuno può venire qui e informarsi. Noi oramai abbiamo più dell’80% del patrimonio comunale online, tra 10 giorni metteremo anche tutte le concessioni. Voglio ricordare l’architetto Maurizio Clarotti, che pensò questo luogo con me, gli dedico questa giornata”.

“In ogni città europea e del mondo – ha spiegato l’assessore Caudo – esiste in luogo in cui i cittadini possono conoscere cosa accade nelle loro città. A Roma questo luogo mancava. La trasformazione della città esistente è molto difficile perché ci sono i cittadini che la vivono. È quindi fondamentale dare informazioni alle persone coinvolte. Oggi apriamo alla città e agli abitanti la possibilità di dialogare. Abbiamo cominciato con lo stadio, il progetto è tutto esposto a disposizione di tutti i cittadini, ogni minimo dato. Oggi respiriamo un po’ l’aria delle capitali europee. Questo è solo un primo passaggio: altri progetti arriveranno qui, dalla trasformazione delle caserme ad altri importanti”.

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